Sergio Bezzanti

Archivio della Categoria 'ciò che ispira'

28 July 2008

La tela bianca

Dopo una pausa di quasi tre mesi e molto tempo passato a fissare la tela bianca, ho accettato il fatto di riuscire a dipingere solo d’amore in tutte le sue sfumature.
Momenti di forte tensione emotiva si sono sciolti nel momento in cui ho eliminato l’Io a favore di un più condivisibile Noi… potendomi poi abbandonare completamente (come uno straccio bagnato) al ‘flow’.
Riflessioni, smentite, emozioni e una certezza che posso così sintetizzare: i miei meccanismi di pensiero hanno un blocco per tutto ciò che attiva energie negative, rabbia, stati d’animo ansiosi e lamenti di ogni genere.

Non che sia una cattiva notizia… anzi.

Quest’ultimo quadro non ha ancora un nome ma è ispirato da un ritorno a casa dove, con fiducia, ci sentiamo accolti, protetti, amati.

Poi, con tutta sincerità, volevo ringraziare (in ordine sparso) per i piacevoli momenti che mi regalano durante queste tempeste emotive, gli ‘assaggi’ di Leonardo, i filmati di Liborio, le news sul Thè verde di Gianna, i racconti di sole e d’estate di Guido, le splendide fotografie sovversive di Marco, il ricordo dei piatti del Lancillotto, l’olio di Francesco, Lorenzo e Cristiano, il riso di Carlo e Cesello, i sorrisi della timida Cristiana, le recensioni sul vino di Franco, gli appunti del ‘fattore’ Antonio, la immagini di ‘quotidiana natura’ di Andrea, i racconti affascinanti di Lorenzo e tutti voi che popolate quotidianamente la fattoria.

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8 January 2007

Quando negli altri rivedi te stesso…

Nel mio percorso artistico ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me più di quanto io stesso fossi capace.
Giosuè Cangemi, maestro mosaicista di Monreale è una di queste.
Il suo sprone, la sua generosità, la sua pazienza – lui dice che la pazienza si usa quando devi fare una cosa che non ti piace… se ti piace usi la passione! – hanno contribuito alla mia crescita umana oltre che artistica.
L’ho rivisto nei giorni scorsi dopo quasi dodici anni ma è stato come non essersi mai perduti. Non è cambiato (a parte i baffi che non ci sono più); gli ho chiesto dei suoi progetti e mi ha mostrato le immagini degli splendidi mosaici che sta ultimando per una chiesa di Trapani e, tra un turista e l’altro, il discorso si è allargato ai massimi sistemi, dalla situazione del turismo a Monreale alla gestione dello stesso nella Sicilia e nel sud Italia.
Se vi capita di andare a Palermo, una visita a Monreale e alla sua Cattedrale è doverosa e, proprio seguendo la scalinata (in ciottoli) che dal parcheggio delle auto porta in centro, troverete sulla destra il suo laboratorio, in via Torres 28.
Giosuè è il siciliano che io, persona del nord, mi sarei aspettato di trovare quando andai per la prima volta in quella splendida terra: ospitale, generoso, con un pacato senso dell’umorismo e con quella tranquillità data dalla consapevolezza che ‘tempus non sempre fugit’ e, di conseguenza, c’è un tempo e un modo per fare bene le cose.
Di quell’esperienza sono ancora debitore.

When you see yourself in other people…
During my artistic career, I’ve been lucky enough to meet people who believed in me more than I did.
Giosuè Cangemi, the  mosaic maestro from Monreale, is one of these people.
His encouragement, generosity and patience – he says that you need patience when you have to do something you don’t like… if you like it, then it’s passion! – have helped me to grow as an artist and also as a person. I saw him again recently, after almost twelve years, but it was as if they’d never passed. He hasn’t changed (apart from the moustache which has gone). I asked him about his work and he showed me the pictures of the splendid mosaics that he’s finishing off for a church in Trapani. Then, between one tourist and the next, our conversation expanded to bigger things, the tourist situation in Monreale and how it’s managed in Sicily and the South of Italy.
If you happen to find yourself in Palermo, you have to pay a visit to Monreale and its cathedral. Just as you go up the steps (cobbled) leading from the car park to the town centre, you’ll find his workshop, at Via Torres 28. 
Giosuè is the kind of Sicilian that I, a Northener, would have expected to find when I went to that wonderful island for the first time: hospitable, generous, with a quiet sense of humour and the kind of serenity that comes from knowing that “tempus non sempre fugit” (time doesn’t always fly), so there’s a time and way to do things well.
I still owe him for that experience.

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3 January 2007

Innamorarsi di Palermo

Partire da Bologna con nebbia, 2 gradi di temperatura e ritrovarsi a Palermo con quasi 20 gradi, sole e cielo azzurro è già un bell’andare, se poi ci aggiungete il ritorno nella città siciliana dopo dodici anni, ci sta anche un po’ di commozione!
In questa Palermo dai contrasti molto evidenti mi sono di nuovo perso tra le viuzze della Kalsa tentando di ritrovare la chiesa della Madonna dello Spasimo (nella foto); ho riconosciuto le grida dei venditori del mercato del Capo e condiviso la piacevole indolenza (parole sue) con un anziano signore seduti al sole a conversare.
Il momento più bello è stato la ‘gita’ a Monreale per far visita alla bottega di Giosuè Cangemi, il mio maestro mosaicista. Con lui abbiamo esplorato ancora una volta le differenze e le possibili commistioni tra pittura e mosaico e, come sempre generoso, ha dispensato da vero esperto i suoi utili consigli su materiali e tecniche.
Un effetto collaterale di questo soggiorno siciliano – oltre a qualche etto in più dovuto ai dolci cannoli siciliani e agli arancini di riso – è che sono tornato con il ‘mal di Sicilia’. E’ una declinazione del mal d’Africa che mi colpisce ogni volta che rimango affascinato da luci, colori, atmosfere e sensazioni, mai come questa volta, piacevolmente familiari.

  Falling in love with Palermo.
   Leaving a foggy Bologna, 2 degrees above freezing, and winding up in
   Palermo where it’s about 20°, sunny with blue sky is a
   great way to start… then if you add the fact that it was my first
   trip to this Sicilian city for over twelve years, I was rather
   excited!
   In a Palermo with very clear contrasts, I once again lost myself amid
   the alleyways of Kalsa, trying to get back to the church of Madonna
   dello Spasimo (pictured); I recognised the shouts of the Capo street
   sellers and shared the pleasant indulgence (his words) of an old man
   sitting in the sun to have a chat.
   The best moment was the trip to Monreale to pay a visit to the
   workshop of Giosuè Cangemi, my mosaic “maestro”. We
   again explored the differences and possible ways of combining
   paintings and mosaics. Generous as always, he dispensed his useful
   advice on materials and techniques, like a true expert.
   A side effect of this visit to Sicily, apart from a few extra kilos
   due to the traditional Sicilian desserts, “cannoli”, and
   rice balls, was that I came back with a yearning for Sicily, similar
   to the “mal d’Afrique” that hits me every time I
   am attracted by lights, colours, atmospheres and sensations, never so
   pleasantly familiar as on this visit.
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